Estate 2018 in Calabria tra scienza e natura

Vincenzo Senzatela

COSTUME E SOCIETÀ – Imponenti massicci collegati da aspre catene montuose strette tra Tirreno e Ionio, ecco la Calabria. Divisa tra mare e montagna la regione offre una natura varia e rigogliosa, tra picchi scoscesi, vasti altipiani, impetuose fiumare e coste rinomate per la loro bellezza. Dalle spiagge ai resti della Magna Grecia, dagli antichi borghi medioevali alla tradizione culinaria, la regione ha molto da offrire al turismo e anche gli amanti di scienza e natura non rimarranno delusi. Tra parchi nazionali, aree protette e musei ecco cosa propone loro l’estate calabrese.

Crediti immagine: Wikimedia Commons

Scienza e tecnologia

Iniziamo il viaggio nella regione da Reggio Calabria dove vi sono il Museo Paleomarino e il Planetario Pithagoras. Il museo è diviso nelle sezioni di biologia marina e paleontologica. La prima è dedicata soprattutto alle specie marine mediterranee con numerose conchiglie e con una sezione dedicata ai pesci abissali dello Stretto di Messina. La seconda è invece dedicata ai fossili marini provenienti principalmente dal territorio della zona, che con i suoi antichi terrazzi marini è considerato un paradiso per la biologia marina.

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Il labirinto di luce

Gianpiero Negri

RICERCA – Un team di ingegneri elettronici ed elettrici dell’UCLA (Università della California – Los Angeles) ha creato una rete neurale artificiale fisica, ossia un dispositivo che implementa modelli di neural networks ed algoritmi di deep learning, in grado di analizzare elevate quantità di dati alla velocità della luce.

Cos’è il deep learning?

Il deep learning, o “apprendimento profondo”, è l’ambito dell’intelligenza artificiale che si occupa di studiare e sviluppare sistemi in grado di imparare – sfruttando meccanismi simili a quelli del cervello umano – la capacità di astrazione. La facoltà di ricavare concetti o rappresentazioni a partire dall’osservazione di fenomeni e oggetti particolari nel mondo reale.

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Tokyo Medical University: test di ammissione manipolati per anni per agevolare gli uomini

Simone Petralia

Crediti immagine: Pixabay

ATTUALITÀ – La Tokyo Medical University, una delle più prestigiose scuole di medicina giapponesi, ha ammesso di aver manipolato i risultati dei test di accesso all’università in modo da agevolare i candidati maschi e limitare la percentuale di studentesse.

A far scoppiare lo scandalo erano state, il 2 agosto scorso, le rivelazioni pubblicate sul quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun e su altre testate. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi martedì 7 agosto sono stati presentati i risultati di un’indagine interna, dalla quale è emerso che quanto pubblicato sui giornali corrisponde a verità. I punteggi degli esami di ammissione sono stati manipolati per anni, a partire dal 2006 e probabilmente anche prima.

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Peritonite infettiva felina, FIP: le cose da sapere

Eleonora Degano

peritonite infettiva felina
La peritonite infettiva felina colpisce soprattutto gatti sotto i due anni di età.
Fotografia di Eleonora Degano

APPROFONDIMENTO- Delle molte malattie che possono colpire il gatto di casa, una delle meno note seppur più subdole e terribili è la peritonite infettiva felina, FIP, dall’inglese feline infectious peritonitis. È una patologia virale causata da un ceppo del coronavirus felino (FCoV), virus che è presente nella maggior parte dei gatti ma non è di per sé pericoloso: normalmente non provoca malattie e si parla di coronavirus felino enterico. In alcuni casi però, circa il 5-10% dei gatti, di fronte a una mutazione del virus e/o un’alterazione della risposta immunitaria il virus diventa FIP.

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Estate 2018 nel Lazio alla ricerca della scienza

Francesca Camilli

COSTUME E SOCIETÀ – Mostre, musei e laboratori didattici ma anche visite nei parchi, passeggiate, osservazioni astronomiche ed escursioni speleologiche per conoscere meglio la natura, la storia e la geologia delle cinque province.

Crediti immagine: Pixabay

Roma

Al Roma Planetario presso l’Ex Dogana, in via dello Scalo di San Lorenzo, continuano gli spettacoli astronomici. Per l’estate il programma prevede tre spettacoli della durata di 45 minuti: Mondi Lontani… Vita Aliena? e #OpenSpaces (da 10 anni in più) e 3, 2, 1… in Orbita!, dedicato ai bambini.

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La formula matematica delle amicizie

Francesca Camilli

RICERCA – Nella nostra vita, ognuno di noi in media ha dai tre ai cinque rapporti molto stretti con amici intimi o membri della propria famiglia. Esistono poi circa dieci persone con le quali abbiamo una buona amicizia, un gruppo di circa 30-35 persone con le quali interagiamo regolarmente e un centinaio di conoscenze con le quali entriamo in contatto una volta ogni tanto. Nel complesso, interagiamo con circa 150 persone. Secondo la teoria di Robin Dunbar, antropologo dell’Università di Oxford, questo numero, noto appunto come numero di Dunbar, indica la quantità massima di amici che il nostro cervello è in grado di gestire. Ma secondo una ricerca pubblicata sulla rivista PNAS, la distribuzione delle risorse cognitive potrebbe influenzare anche il modo in cui organizziamo le nostre reti sociali personali, non solo il numero di amici.

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Supervulcani

Di Claudio Casonato

OPINIONI – Sono appena tornato da un breve viaggio di lavoro in Campania, regione con belle spiagge (di cui non ho goduto), ottimo cibo e splendidi panorami.

Tra questi ultimi ovviamente svetta – letteralmente – il Vesuvio, uno dei più famosi vulcani del mondo, alto quasi 1300 metri e con un cratere di quasi 700 metri di diametro. Oltre ad essere la casa di Amelia, la fattucchiera Disney che cerca in tutti i modi di rubare la Numero Uno a Zio Paperone, il Vesuvio è soprattutto noto per le sue devastanti eruzioni, l’ultima delle quali nel 1944.

Nel 79 d.C. si verificò il principale evento eruttivo in epoca storica. L’eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del vulcano e dei territori circostanti, ha provocato la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo. Queste rovine sono oggi una importantissima, anche se non curata come meriterebbe, meta del turismo internazionale.

Dall’eruzione del 1944 il Vesuvio è entrato in una fase di relativa tranquillità, perdendo anche il pennacchio di fumo che lo ha caratterizzato per secoli. Questo non significa che sia innocuo: la possibilità di un suo risveglio, forse anche esplosivo, è reale, e i possibili danni, anche in termini di vite umane, incalcolabili, ed è costantemente monitorato dall’istituto Italiano di Geofisica e Vulcanologia.

Eppure il Vesuvio, nonostante le sue dimensioni, i danni fatti e quelli che potrebbe fare, non è un supervulcano.. Il Vesuvio è nato all’interno della caldera di un vulcano ancora più grande, i cui resti costituiscono il Monte Somma, e che ancora non ha diritto al titolo di ‘supervulcano’.

Questa denominazione però spetta di diritto a un’altra zona vicino a Napoli, i Campi Flegrei. una successione di caldere, punti caldi, fumarole che occupano un’area di circa 13 km di diametro. Non abbiamo, oserei dire fortunatamente, resoconti storici delle eruzioni più importanti avvenute nei Campi Flegrei, ma i vulcanologi ne possono tracciare la storia grazie alle analisi stratigrafiche del terreno. Per esempio, nell’eruzione chiamata ‘del Tufo Giallo Napoletano’, risalente a 15.000 anni fa, furono emesse alcune decine di km3 di magma che ricoprirono un’area di circa 1.000 km2.

Negli ultimi 3500 anni nell’area flegrea c’è stata solo una eruzione del Monte Nuovo, nel 1538, tra le eruzioni di minore intensità avvenute ai Campi Flegrei.

Questa zona è anche famosa per il fenomeno chiamato ‘bradisimo’, ovvero un lento sollevamento o abbassamento del suolo. Tra il 1970-72 ed il 1982-84 gli abitanti dell’area flegrea sono stati testimoni di un fenomeno di sollevamento del suolo che, in pochi mesi, ha portato quest’ultimo ad un livello, complessivamente, di circa 3.5 m più alto. Il luogo, più di ogni altro, testimonianza nei secoli del bradismo flegreo è il Tempio di Serapide, situato in prossimità del Porto di Pozzuoli. Le rovine di tale costruzione (che risale alla fine del I sec. d.C) sono state di grande utilità per la ricostruzione dell’andamento del bradisismo grazie ai fori prodotti dai datteri di mare sulle colonne che, a partire dal IV sec. d.C. in poi, testimoniano le variazioni del suolo rispetto al livello marino.

Pozzuoli: Tempio di Serapide

Tempio di Serapide, Pozzuoli

Ci sono altre zone classificate come ‘supervulcani’. Una di queste è il famoso parco nazionale di Yellowstone, dove è presente una caldera vulcanica di 55 per 72 km, ovvero una superficie superiore a quella dell’intera provincia di Alessandria! Le tre più grandi eruzioni avvenute nell’area del parco di Yellowstone sono avvenute 2,1 milioni, 1,3 milioni e 640.000 anni fa. Da queste si formarono rispettivamente la caldera di Island Park, la caldera di Henry’s Fork e quella di Yellowstone. Dalla prima eruzione, la più potente in assoluto, si sviluppò l’Huckleberry Ridge Tuff, una grande formazione di tufo situata nel centro del Nord America.

Anche il lago Toba, nella parte settentrionale dell’isola di Sumatra in Indonesia, è di origine vulcanica. Questo lago di 100 km di lunghezza e 30 km di larghezza è il risultato di una eruzione avvenuta circa 75000 anni fa, e ritenuta una delle più catastrofiche degli ultimi 500 000 anni. Secondo Bill Rose e Craig Chesner della Michigan Technological University, il volume del materiale eruttato era all’incirca di 2800 km³, che seppellirono l’intera regione sotto numerosi metri di depositi. Si calcola che nella regione attorno al vulcano esse raggiunsero un’altezza superiore ai 400 metri. Le ceneri di riolite emesse dall’eruzione si trovano sparse in un raggio di 3000 km, interessando oltre all’isola di Sumatra anche la Malaysia e l’India, dove si trovano depositi altri fino a 4 metri.

Quali sarebbero le conseguenze del risveglio di uno di questi giganti? Se avete visto film come Dante’s Peak – La furia della montagna, beh, non avete la più lontana idea del disastro che potrebbe accadere. Una eruzione dei Campi Flegrei come quella di 15000 anni fa penso che cancellerebbe ogni traccia umana da buona parte del sud Italia e avrebbe pesanti conseguenze in tutto il bacino del Mediterraneo.

Cosa possiamo fare per evitare o contenere questi mostri della natura? Praticamente nulla! L’unica opzione che abbiamo è monitorare costantemente queste zone per avere almeno il tempo di allontanare la popolazione dalle zone più a rischio.

Purtroppo quanto vi ho appena descritto non è una bufola. Anche siamo capacissimi di distruggere le risorse naturali e inquinare, non siamo in grado di resistere alle forze della natura.

Su questa nota lieta, vi auguro una felice estate! Alla prossima!

 

 

Da AlessandriaNews

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