L’evoluzione è negli occhi di chi guarda (o nella lingua di chi assaggia)

OggiScienza

7371567444_4a26f555e4_z La concentrazione di zucchero nel nettare di alcuni fiori sembra dipendere dalle capacità percettive dei loro impollinatori. Crediti immagine: US Fish and Wildlife Services, Flickr

SCOPERTE – L’”immagine” (intesa in senso multisensoriale) di una specie si evolve secondo limiti stabiliti dagli occhi che la guardano, le orecchie che la ascoltano, i nasi che la annusano, le dita che la toccano e le lingue che la assaggiano. È un’intuizione che risale già a Darwin, ma che è difficile da provare con il metodo sperimentale, cosa che però pare essere riuscita in maniera piuttosto brillante a Vladislav Nachev e York Winter, entrambi dell’Università Humboldt di Berlino e, rispettivamente, primo autore e coordinatore di uno studio pubblicato su Science che ha utilizzato una sapiente miscela di ricerca sul campo, in laboratorio e in silico.

Facciamo prima un passo indietro: perché la tigre ha le strisce? E da dove originano le corolle…

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Informazioni su Claudio Casonato

Claudio Casonato Chimico prestato all'Information Technology, per passione mi occupo di scienza. Curo una rubrica su alessandrianews.it, e, dopo la pubblicazione, la riporto nel mio blog bufole.blogspot.com. E già che ci sono, aggiungo pensieri sparsi e varie amenità...
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