Coscienza di reato: le neuroscienze al banco dei testimoni

OggiScienza

Studiano l’attivazione del cervello, è possibile distinguere i casi in cui siamo consapevoli di  commettere un reato da quelli in cui non lo siamo. Crediti immagine: Molivolo, Wikimedia Commons

SCOPERTE – Fin dai tempi dell’antica Grecia filosofi e pensatori si scontrano sul tema della coscienza (intesa come consapevolezza di sé e delle proprie azioni) cercando il modo per dimostrane l’esistenza e dibattendo sulla sua importanza nella nostra vita. Un dibattito che, lungi dall’essere una pura disquisizione, spesso travalica le aule accademiche per approdare in quelle di giustizia. Spesso infatti  una tematica particolarmente dibattuta durante un procedimento penale è appunto la coscienza, nel presunto criminale, di aver commesso l’atto criminoso stesso.  L’articolo 42 del codice penale stabilisce infatti che «Nessuno può essere punito per una azione od omissione prevista dalla legge come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà”.

Un aiuto arriva ora dal mondo delle ricerca scientifica…

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Informazioni su Claudio Casonato

Claudio Casonato Chimico prestato all'Information Technology, per passione mi occupo di scienza. Curo una rubrica su alessandrianews.it, e, dopo la pubblicazione, la riporto nel mio blog bufole.blogspot.com. E già che ci sono, aggiungo pensieri sparsi e varie amenità...
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