Parlando di poliomielite…

Negli ultimi giorni ho avuto diverse discussioni riguardanti i vaccini, la loro pericolosità, e la decisione di alcuni di rifiutare l’obbligo, per me sacrosanto, di vaccinazione.

Fortunatamente oggi non ricordiamo i morti, i danneggiati per le malattie che oggi sono eradicate (vaiolo) o quasi eradicate (polio), e quindi è facile pensare che oggi i vaccini non servono a niente.

BALLE! Se smettiamo di vaccinare per malattie che colpiscono ancora, magari endemiche in diverse nazioni, torneremo prestissimo a piangere migliaia di bambini morti per malattie facilmente evitabili.

Per fare un esempio di pro e contro (e mettendo l’accento sui ‘contro’), condivido con voi qualche informazione sulla polio liberamente disponibile in rete:

L’Oms ha in corso una campagna volta all’eradicazione totale della malattia: per fare ciò è necessario che i piccoli dei Paesi dove la malattia non c’è più continuino a essere vaccinati con la forma più blanda di vaccino, quello che contiene il virus inattivato (il cosiddetto vaccino Salk, dal nome dello scopritore).

Nei Paesi a rischio, invece, si usa ancora il vaccino con il virus attenuato (cioè ancora parzialmente vivo, detto anche vaccino Sabin dal nome dello scopritore), che si somministra per bocca (mentre il Salk si somministra con un’iniezione intramuscolare). In Italia, in concomitanza con la certificazione dell’Oms di avvenuta eradicazione della polio dalla Regione Europea, nel giugno 2002, si è passati alla somministrazione del solo vaccino inattivato, che spesso è combinato ad altri vaccini (nel vaccino esavalente con difterite, tetano, pertosse, epatite B, Haemophilus influenzae b).

Con il vaccino orale attenuato (Sabin, non più in uso in Italia) esiste anche un remoto rischio di contrarre la malattia: 1 caso per 600.000 – 1.000.000 bambini vaccinati con la prima dose e 1 caso su 12.000.000 di bambini vaccinati con le dosi successive.Negli Usa sono stati riferiti 125 casi di polio da vaccino tra il 1980 e il 1994 (1 caso ogni 500-600.000 dosi). In Italia, tra il 1980 e il 1999 i casi sono stati 19. Tale rischio è però oggi inesistente, dal momento che si è passati alla forma che non contiene il virus (vaccino Salk).

Con il vaccino inattivato usato oggi le reazioni gravi sono rarissime: in un caso ogni 10mila vaccinati vi possono essere convulsioni legate alla comparsa di febbre alta che in genere non lasciano sequele. In meno di un caso ogni milione di vaccinati si può presentare shock anafilattico (una reazione allergica grave con difficoltà di respiro, pressione bassa e gonfiore nel punto di somministrazione che richiede un rapido intervento del Pronto soccorso).

In Italia il vaccino Salk (IPV) venne adottato nel 1957. Nel biennio ’59-’60 viene raccomandata la vaccinazione per persone da 0 a 20 anni quando la incidenza della poliomielite raggiunge il suo picco in Italia, con oltre 8000 casi dichiarati. Il vaccino Sabin (OPV) sostituisce l’IPV nella primavera del 1964, nel momento in cui ebbe inizio una campagna di vaccinazione di massa alla popolazione dai 0 ai 20 anni. Nel 1964 i casi dichiarati di poliomielite in Italia furono circa 3000. Nel 1965 l’incidenza dichiarata si limitava a 500 casi. Nel 1966 la vaccinazione antipolio diventa obbligatoria. L’ultimo caso autoctono è stato segnalato nel 1982, a cui seguirono due casi nel 1984 e 1988 importati rispettivamente dall’Iran e dall’India. Nel lasso di tempo fra il 1995 e il 2002, si verificarono 9 casi di poliomielite associata alla vaccinazione, ragion per cui nel 2002 si decise – sostanzialmente seguendo l’esempio del resto del mondo sviluppato – di ritornare al vaccino IPV

A causa della diversa adesione alla campagna vaccinale che si ebbe al Sud rispetto al Nord del Paese, con un’incidenza di infezioni poliomielitiche tre volte superiore al Sud rispetto al Nord nel triennio 1966-68, con legge 4 febbraio 1967 e 25 maggio 1967, il Ministero della salute rese obbligatoria nel calendario vaccinale la vaccinazione nel primo anno di vita e la rivaccinazione nel terzo anno. Nel 1982 si registrarono in Italia gli ultimi due casi autoctoni (due bambini italiani non vaccinati), mentre negli anni successivi si presentarono solo casi occasionali di bambini di origini straniere. In Italia, dopo aver constatato che 9 dei 10 casi di paralisi conseguenti alla somministrazione di vaccino orale antipoliomielitico (OPV) negli anni ’90 si erano verificati dopo la prima somministrazione, si modificò la schedula vaccinale introducendo per le prime due dosi il vaccino da virus intramuscolare antipoliomielite ucciso tipo Salk (IPV), mantenendo l’OPV per le ultime due dosi. Ma già nel 2002 l’Italia, dichiarata “Polio-Free” dall’OMS, insieme al resto dell’Europa Occidentale, abbandonava completamente il vaccino OPV per adottare l’immunizzazione di base con quattro somministrazioni di IPV.

 

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Informazioni su Claudio Casonato

Claudio Casonato Chimico prestato all'Information Technology, per passione mi occupo di scienza. Curo una rubrica su alessandrianews.it, e, dopo la pubblicazione, la riporto nel mio blog bufole.blogspot.com. E già che ci sono, aggiungo pensieri sparsi e varie amenità...
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