Il batterio mangiapetrolio di Deepwater Horizon

OggiScienza

L’ecologo Gary Anderson al lavoro nel suo laboratorio. Fotografia di Berkeley Lab

AMBIENTE – Oltre 500 000 tonnellate di petrolio greggio finite in mare, in uno sversamento durato più di 90 giorni. Un totale di 17 miliardi di dollari, il danno alle risorse ambientali causato dal disastro. È Deepwater Horizon, la macchia nera più studiata dagli scienziati, un involontario laboratorio a cielo aperto che sette anni fa ha travolto il Golfo del Messico con l’esplosione della piattaforma petrolifera della British Petroleum. Oggi quel laboratorio ha chiarito le ultime lacune di un aspetto fondamentale: il ruolo dei batteri mangiapetrolio.

Insieme agli emulsionanti chimici usati per contenere lo sversamento, questi batteri hanno degradato fin da subito una grossa porzione del greggio finito nelle acque del Golfo. I ricercatori dell’Università di Berkeley, guidati dall’ecologo Gary Anderson, hanno simulato la loro attività sui plume, i pennacchi di petrolio arrivati a grandi…

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Informazioni su Claudio Casonato

Claudio Casonato Chimico prestato all'Information Technology, per passione mi occupo di scienza. Curo una rubrica su alessandrianews.it, e, dopo la pubblicazione, la riporto nel mio blog bufole.blogspot.com. E già che ci sono, aggiungo pensieri sparsi e varie amenità...
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