Come funzionano (e a cosa servono davvero) i test sierologici per la COVID-19

di Giancarlo Sturloni

Il 4 maggio, in concomitanza con l’inizio della cosiddetta fase 2, prenderà il via anche l’attesa indagine sierologica per mappare la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 nella popolazione italiana. Si tratta di un’analisi del sangue effettuata su un campione di 150 mila persone per stabilire quanti hanno davvero contratto la malattia, magari senza neppure sviluppare i sintomi. È un’indagine importante dal punto di vista epidemiologico, ma gli esperti mettono in guardia dalla tentazione di usare i risultati per assegnare “patenti di immunità” o per gestire l’uscita dal lockdown, perché ancora non sappiamo se e quanto gli anticorpi proteggano da una seconda infezione. Ecco dunque come funzionano i test sierologici e a cosa servono davvero.

La ricerca degli anticorpi

Esistono vari tipi di test sierologici, più o meno affidabili ma tutti progettati per il medesimo scopo: individuare nel siero sanguigno la presenza di anticorpi sviluppati dal sistema immunitario in risposta al coronavirus SARS-CoV-2. Se il test risulta positivo, significa che la persona è stata contagiata e l’esposizione al virus ha stimolato la produzione di anticorpi; se invece è negativo significa che non è entrata in contatto con il virus.

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Zoonosi e allevamenti animali: perché è necessario che qualcosa cambi

di Francesca Zavino

Le prime notizie sul Covid-19 davano per certo che il virus avesse avuto origine nel discusso mercato di Wuhan, nel quale venivano venduti generi alimentari e animali vivi. Nonostante si stia ancora cercando di stabilire con certezza la genesi del nuovo Coronavirus, gli occhi di tutto il mondo sono puntati sui cosiddetti wet market. Tutti ne abbiamo sentito parlare, tutti abbiamo visto almeno un video sui social o in televisione nel quale si denunciano le scarse condizioni igieniche e le modalità con cui vengono tenuti cani, gatti, polli, maiali, anatre e così via. Si tratta di mercati diffusi soprattutto nel Sud Est Asiatico e in Africa, nei quali vengono vedute merci deperibili, tra cui pesce e carne.

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Il diavolo al galoppo di Intragna

La locandina del film del 1926 “The Devil Horse”, diretto dal regista americano Fred Jackman Sr.

La locandina del film del 1926 “The Devil Horse”, diretto dal regista americano Fred Jackman Sr.

Intragna è uno dei tanti comuni piemontesi ormai quasi spopolati. Non è nemmeno troppo distante dal capoluogo, Verbania, ma già in Valle Intrasca, e in larga misura in ambiente montano. Oggi conta in tutto 111 residenti, ma agli inizi del XX secolo, seppur in rapido declino demografico, ne aveva ancora un migliaio.

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Dal veterinario senza stress: per il gatto è possibile?

di Sara Stulle

Controlli regolari dal veterinario, analisi periodiche e cure tempestive fin dalle prime fasi di un’eventuale malattia possono allungare la vita ai gatti e migliorarne la qualità di vita. Eppure diversi studi sul comportamento dei proprietari di gatti hanno indicato che in molti evitano di portarli in visita o, se si ammalano, aspettano molti giorni prima di andare dal veterinario. Pare che la ragione primaria di questo comportamento sia paradossalmente l’affetto: non vogliono stressare o far soffrire il loro animale. Diversi riferiscono, infatti, un malessere eccessivo del loro gatto in tutte le fasi dell’”evento veterinario”, a partire da casa: l’ingresso in trasportino, il viaggio in macchina, l’attesa nella sala d’aspetto con altre persone, cani e gatti, la visita vera e propria, le manipolazioni da parte di estranei, e per finire eventuali trattamenti fastidiosi o dolorosi.

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Gli animali e le città: cosa racconta di noi Covid19

di Anna Sustersic

Curiosi cervi passeggiano per le strade deserte della città di Nara, nugoli di scimmie sciamano nelle piazze vuote della bella Lopburi in Tailandia, alla ricerca del cibo di cui i turisti le hanno lasciate prive. Gruppi di capre del kashmir trotterellano per le strade del Galles e i panda dello zoo di Hong Kong, liberi dall’ansia dei turisti guardoni, ritrovano, dopo anni, l’intimità perduta. Ce n’è per tutti i gusti. La ‘penna’ di giornalisti, dall’Italia alla Nuova Zelanda, si è scatenata alla domanda ‘come reagiranno gli animali alla nostra forzata clausura? Come cambierà il panorama delle nostre città’? Ma la seconda domanda che tutto questo scrivere fa sorgere è: cosa stanno raccontando di noi questi articoli? Qual è la nostra visione del mondo? Quali sono le paure e i desideri che emergono da numero e contenuto di questi articoli?

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Eleanor Macdonald e l’epidemiologia del cancro

di Simone Petralia

Pioniera dell’epidemiologia applicata all’oncologia, Eleanor Macdonald è stata tra le prime persone al mondo a portare avanti programmi di analisi statistica e monitoraggio del cancro. Oltre a istituire il primo registro dei tumori degli Stati Uniti, basato su uno studio approfondito della diffusione della malattia tra i cittadini, nel corso della sua carriera ha contribuito in modo significativo alla comprensione delle dinamiche che portano allo sviluppo del cancro e all’elaborazione delle migliori strategie di prevenzione. Molti dei programmi esistenti oggi per lo screening dei tumori sono costruiti sui suoi modelli epidemiologici.

Dal violoncello all’epidemiologia

Eleanor Josephine Macdonald nasce in un sobborgo di Boston, in Massachusetts, nel 1906. Il padre è un ingegnere di origini scozzesi, la madre una pianista di concerto con ascendenze anglo-irlandesi.

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La vitamina D è efficace contro la Covid-19?

Nella continua ricerca di una soluzione contro la malattia da nuovo coronavirus SARS-CoV-2, alcuni ricercatori hanno ipotizzato che la vitamina D possa avere dei benefici nella prevenzione e nel trattamento della Covid-19. I risultati degli studi, però, sono stati deludenti a proposito dei benefici extrascheletrici della vitamina D, ovvero degli effetti che ha al di fuori del tessuto osseo e muscolare. La conferma viene direttamente dal Ministero della Salute, sul cui sito si legge: “La vitamina D protegge dall’infezione da nuovo coronavirus? Falso! Non ci sono attualmente evidenze scientifiche che la vitamina D giochi un ruolo nella protezione dall’infezione da nuovo coronavirus” [1]. Ma andiamo per ordine.

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Che cos’è lo stress?

di Giulia Rocco

L’essere umano è molto resiliente e anche molto resistente allo stress. È capace di ricavarsi momenti di pace e di pienezza e di superare i momenti difficili in qualsiasi modo. Trova il supporto che gli serve dalle attività che gli danno più piacere e si può concedere di trovare conforto all’interno delle reti familiari o amicali. Tuttavia, in alcuni momenti della vita oppure in condizioni ambientali di emergenza, come la pandemia che stiamo vivendo, potrebbe essere più complicato mantenere e continuare ad alimentare questo costante equilibrio.

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Decidere in condizioni di incertezza durante l’emergenza COVID-19

di Giancarlo Sturloni

Nei giorni scorsi la pretesa di avere «certezze inconfutabili» dalla comunità scientifica per affrontare l’emergenza COVID-19 avanzata dal ministro Francesco Boccia, titolare del dicastero per gli Affari regionali e le autonomie, ha scatenato un mare di polemiche.

In un’intervista al Corriere della Sera, Boccia ha cercato di eludere una domanda sul ritardo dei test affermando: «Chiedo alla comunità scientifica, senza polemica, di darci certezze inconfutabili e non tre o quattro opzioni per ogni tema. Chi ha già avuto il virus, lo può riprendere? Non c’è risposta. Lo stesso vale per i test sierologici. Pretendiamo chiarezza, altrimenti non c’è scienza. Noi politici ci prendiamo la responsabilità di decidere, ma gli scienziati devono metterci in condizione di farlo».

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La perdita di gusto e olfatto in COVID-19

di Luisa Alessio

I tre principali sintomi di COVID-19 ormai li conosciamo bene e sono ampiamente citati come campanello di allarme di malattia: febbre alta, tosse secca e stanchezza.

Con il diffondersi dell’infezione in tutto il mondo, però, è emersa con sempre più frequenza un’altra manifestazione della malattia, sicuramente meno comune, che consiste in disturbi a carico di gusto e olfatto. Diversi pazienti hanno riferito, infatti, di aver perso il senso del gusto e dell’olfatto e di essere poi risultati positivi per SARS-CoV-2, anche in assenza dei più comuni sintomi di febbre, tosse e stanchezza.

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